Cronaca

Covid, Salvini da Draghi alza la posta: “Possibile riaprire almeno sei regioni ad aprile, non si può vivere in rosso a vita”

Un ‘aggiornamento’ dei protocolli di sicurezza e il via libera alle riaperture delle attività economiche. Il pressing di Matteo Salvini su Mario Draghi si fa più insistente. E questi argomenti sono stati al centro dell’incontro tra il leader della Lega e il premier. Un incontro “molto utile, positivo, costruttivo. Abbiamo parlato di salute e lavoro, le uniche due emergenze di cui la Lega si sta occupando”, ha spiegato Salvini al termine dell’appuntamento, iniziato poco dopo le 15 e durato circa un’ora a Palazzo Chigi. La questione delle riaperture anima la maggioranza ma da parte del governo resta l’intenzione a riaprire alcune attività qualora i dati confermassero un miglioramento.

“Riaprire dalla seconda metà di aprile per me non è un diritto ma un dovere”, ha detto ancora Salvini alla fine dell’incontro, annunciato da tempo: “Dopo Pasqua mi vedrò con il presidente del Consiglio e gli chiederò di riaprire dove possibile sulla base di dati scientifici”, aveva ripetuto venerdì scorso. E ora, dopo il lungo braccio di ferro sulle riaperture e il tentativo di mediazione con il premier sul nuovo decreto anti-Covid, il leader della Lega ha incontrato il capo del governo.

 

Possibile riaprire in sei Regioni italiane

“Io mi occupo solo di riaperture di cui parlo dopo l’incontro con il premier”, ha detto il segretario leghista evitando di parlare di Giorgia Meloni sul Copasir, prima di entrare a Palazzo Chigi. E così è stato. Una volta uscito da Palazzo Chigi ha detto: “Abbiamo condiviso con il presidente Draghi che le riaperture vanno fatte in base ai dati, alla scienza. Non si può vivere in rosso a vita. In base ai dati ci sono almeno sei Regioni italiane in cui si potrebbe riaprire. Conto che si possa fare in aprile”.

Negli ultimi giorni, la questione “riaperture” ha diviso la maggioranza. “Tenere chiusi gli italiani dopo Pasqua, anche se la scienza dice che si può riaprire in sicurezza, sarebbe un sequestro di persona”, aveva ribadito Salvini. Aggiungendo: “Con il premier tutto bene, con qualche ministro di sinistra un po’ meno, perché la l’ideologia vale più della scienza”, aveva detto riferendosi a Roberto Speranza e alle misure e restrizioni governative adottate per fronteggiare la pandemia. E oggi alla domanda: vorrebbe un altro ministro della Salute? Il leader leghista ha preferito non rispondere: “No. Non dico niente”. Ma ha ripetuto: “Noi seguiamo la scienza. Se poi per qualche ministro esiste solo il rosso non un problema di scienza, è un problema politico”.

Correre sul piano vaccinale

Riaperture e vaccini. Per Salvini serve “correre sul piano vaccinale, e se l’Europa sbaglia, dorme o rallenta bisogna trovare il modo, come stanno facendo altri Paesi, di rivolgersi anche all’estero perché la salute degli italiani merita ogni tipo di sforzo e di contratto senza risparmiare euro sulla pelle dei cittadini. E anche questa volta, ahimé, le istituzioni europee si stanno dimostrando vecchie, non al passo con i tempi, non all’altezza dell’emergenza che stiamo vivendo, ha detto lasciando Palazzo Chigi.

Copasir

Poche battute sulla presidenza del Copasir, il Comitato parlamentare per la sicurezza che oggi è tornato a riunirsi dopo tre mesi. “Ho letto e apprezzato le parole del presidente Volpi. Visto che tutto che mi interessa tranne che le poltrone, piuttosto che bloccare tutto per litigi e appetiti, meglio che si dimettano tutti”, ha commentato il segretario leghista.

Anche Bersani da Draghi

Oggi il premier ha incontrato anche Pierluigi Bersani. Il colloquio è stato chiesto dal leader di Articolo Uno, sulla spinta degli attacchi di Salvini a Roberto Speranza. “Non si può fare propaganda scaricando le tensioni su chi ha il compito di tutelare la salute”, il senso del ragionamento di Bersani a Draghi. Tra i punti che il leader di Articolo Uno ha sottoposto al premier, i rapporti all’interno della maggioranza e la necessità di “aggiustare il percorso rispetto ad alcune difficoltà politiche legate all’anomalia” nella composizione del governo. Innanzitutto perché c’è chi sta al governo “facendo due parti in commedia”, ovvero Salvini. Che, dice Bersani, “prima dice sì e poi fa opposizione da fuori”. In particolare, non gli è andata giù quell’accusa a Speranza che vedrebbe “tutto rosso”, come dice Salvini, e quindi voler chiudere per una posizione ideologica.


fonte : repubblica.it