Cronaca

Domenica notte i Golden Globe, dieci cose da sapere sull’edizione 2021

Solitamente a questo punto dell’anno si conoscono già i film premiati agli Oscar ma in quest’annata così dannatamente complicata tutta la stagione dei premi è in gran ritardo, per cui nella notte tra domenica e lunedì verranno assegnati i primi Golden Globe post Covid, rimandati di quasi due mesi dalla data tradizionale e in attesa poi degli Academy Award che invece verranno attribuiti il 25 aprile. Ecco quindi una piccola guida in dieci punti per un ripasso di tutto ciò che si deve sapere per godersi in diretta durante la notte la serata o per saper interpretare poi la mattina dopo i risultati. Noi la seguiremo in diretta. Qui se volete ripassare le nomination.

Una cerimonia tra Los Angeles e New York. Due conduttrici e tanti “presenter”

A condurre la serata, come accaduto molte volte in passato, le attrici – colonne storiche del Saturday Night Live  – Tina Fey e Amy Pohler, la novità quest’anno è che le due conduttrici saranno ai due poli opposti degli Stati Uniti. L’attrice di 30 rock e Notte folle a Manhattan sarà a New York in diretta alla Rainbow Room (sulla cima del Rockefeller Center), mentre l’interprete di Parks and Recreation e doppiatrice Amy Pohler condurrà da Los Angeles dalla storica location dei Golden Globe, il Beverly Hilton Hotel. Il modello della doppia location si ispira alla tradizione degli Oscar degli anni Cinquanta quando per un certo periodo la cerimonia si svolse appunto nelle due città e ovviamente ha l’obiettivo di far muovere il meno possibile le star che vivono sulle due coste. In realtà per quel che riguarda gli artisti nominati l’invito è stato di rimanere a casa da dove si collegheranno virtualmente, festeggiare all’interno delle mura domestiche con pochi amici o parenti e in presenza ci saranno soltanto i “presenter” ovvero i colleghi che assegnano la statuetta.

Tra i nomi confermati (divisi tra Los Angeles e New York) ci sono: Angela Bassett, Laura Dern, Salma Hayek, Jamie Lee Curtis, Bryce Dallas Howard, Christopher Meloni, Rosie Perez e Christian Slater, Kevin Bacon, Sterling K. Brown, Michael Douglas, Kyra Sedgwick, Susan Kelechi Watson, Catherine Zeta-Jones, Awkwafina, Cynthia Erivo, Joaquin Phoenix, Renée Zellweger, Kristen Wiig e Annie Mumolo. In Italia la cerimonia è  in onda su Sky Atlantic e Sky Tg24 in diretta e lunedì sera dalle 19.40, un riedit con gli highlights della serata.

Jane Fonda tra la mensola che crolla sotto i premi e Black Lives Matter

Tra le presenze certe c’è quella di Jane Fonda a cui verrà attribuito il Cecil B. Demille, il più importante premio dell’Associazione che corona la carriera di questa straordinaria attrice. 83 anni, newyorchese, figlia d’arte del grande Henry,  una straordinaria carriera di attrice e produttrice cinematografica – ha vinto due Premi Oscar nel 1972 e nel 1979, sei Golden Globe e un Emmy Award – e tante battaglie umanitarie. Jane Fonda è stata in prima linea come pacifista e femminista, e si è spesa sovente per i diritti civili, da liberal convinta. Il suo discorso non lascerà sicuramente indifferenti è una certezza.

A Variety che l’ha intervistata in questi giorni ha raccontato che quando era sposata con Ted Turner ha finalmente messo tutti i suoi premi su una mensola (visto che il marito ne sfoggiava centinaia come velista) e la mensola si è rotta. Tra le considerazioni dell’attrice nell’intervista quella che riguarda il suo impegno civile che non è mai venuto meno, parlando del movimento esploso in Usa dopo la morte di George Floyd dice: “In California c’erano città tutte bianche che marciavano con cartelli Black Lives Matter. Penso che il pensiero di tutti sia stato solo: “Non possiamo lasciare che questa tossina omofoba, razzista, misogina e xenofoba si impadronisca del nostro paese”. Dobbiamo combattere”. E come sempre lei è in prima linea.

‘Una donna promettente’, Carey Mulligan e la vendetta come piatto dolce


Tre donne dietro la macchina da presa

Tra le novità di quest’anno del Golden Globe il primato di avere tre donne nella cinquina della regia, non era mai accaduto prima. La maggioranza femminile dietro la macchina da presa è assicurata da Chloé Zhao per Nomadland, Emerald Fennell per Una donna promettente e Regina King per One Night in Miami. La regista cinese ma che vive negli Stati Uniti ha già vinto il Leone d’oro a Venezia con la sua storia di nomadi americani impreziosita dall’interpretazione di Frances McDormand. L’attrice inglese di Killing Eve e The Crown (è Camilla Parker Bowles) debutta alla regia con il racconto di vendetta al femminile protagonista Carey Mulligan; una prima volta anche per la veterana Regina King che però ha firmato sempre regie televisive ed è alla sua prima prova per grande schermo. Racconta la notte in cui Cassius Clay divenne Ali, una notte fatta di scontri e confidenze con Malcolm X, Sam Cooke e Jim Brown. I colleghi uomini nella cinquina sono David Fincher per Mank e Aaron Sorkin per Il processo ai Chicago 7. Domenica notte si vedrà se dopo Barbra Streisand nel ’78 (Yentl) il premio avrà una nuova regista sul podio.

‘La vita davanti a sé’, Sophia Loren ed Edoardo Ponti insieme sul set


L’Italia spera tra la Danimarca e la Corea del Sud

Il film con Sophia Loren La vita davanti a sé firmato dal figlio Edoardo Ponti, una produzione Netflix andata direttamente sulla piattaforma per via delle sale chiuse e che ha segnato il ritorno davanti alla macchina da presa della diva ottantaseienne, corre per il miglior film straniero ed è candidata anche la canzone Io sì (Seen) di Diane Warren, cantata da Laura Pausini. I pronostici però al momento danno altri due titoli però come favoriti; sono il danese Un altro giro di Thomas Vinterberg con Mads Mikkelsen, già vincitore dell’Efa, l’Oscar europeo, che racconta la storia di quattro amici e di un esperimento alcolico: verificare se con una quantità moderata di alcol, esattamente lo 0.05 nel sangue, si può ottenere quella leggera ebrezza che ti permette di vivere meglio.

E Minari del regista Lee Isaac Chung di origini sudcoreane, in realtà film americano ma che è finito nella cinquina degli stranieri perché più del 50% è parlato in coreano. È la storia di una famiglia di immigrati dalla Corea del Sud che nell’Arkansas vuole costruire una fattoria e del rapporto, complicato e tenero, che si instaura tra il figlio più piccolo e la nonna arrivata dalla Corea. Sul fronte canzone invece il brano che potrebbe soffiare il premio al duo Pausini – Warren è Tigress & Tweed cantata dalla protagonista Andra Day in The United States vs. Billie Holiday.

‘The Crown’, nella quarta stagione c’è la principessa Diana


In tv la favorita è la Regina, il boom di The Crown

Mai come quest’anno di lockdown il pubblico italiano è preparato e fa il tifo per le proprie serie tv del cuore, ma quali sono i pronostici per il piccolo schermo? Dopo aver fatto quasi un en plein di nomination la quarta stagione di The Crown, la serie dedicata alla famiglia inglese è sicuramente la favorita di quest’anno sul fronte drammatico. Sei candidature compresa Olivia Colman e Emma Corrin migliori attrici, e Gillian Anderson e Helena Bonham Carter, migliori attrici non protagoniste e candidato anche il Principe Carlo, Josh O’Connor. Questa nuova stagione (l’ultima con questo cast prima di un rinnovamento che concluderà la saga con quinto e sesto capitolo) ha fatto molto discutere per le tematiche affrontate (la bulimia di Diana, i tradimenti di Carlo, i segreti della famiglia reale) e portato addirittura il ministro della cultura britannico Oliver Dowden (su indicazione di Buckingham Palace?) a inoltrare alla piattaforma americana la richiesta che la serie avesse un avviso che si trattava di fiction, richiesta prontamente respinta da Netflix.

Se quindi sul fronte drammatico sembrano non esserci dubbi, più confusi sono invece i pronostici per la commedia: le favorite sembrano essere Ted Lasso (Apple tv) storia di un coach di football americano universitario che si ritrova ingaggiato in Inghilterra in un club di Premier League, Schitts’ Creek arrivata alla terza stagione storia di una famiglia di ricconi che si ritrova all’improvviso povera quando il partner del padre magnato scappa con tutti i soldi. Dovranno ricominciare da zero in una cittadina di provincia comprata per scherzo al figlio nel 1991 per il compleanno. Noi però facciamo il tifo per The Great. Sul fronte miniserie tutti gli occhi sono puntati su La regina degli scacchi, serie fenomeno che ha fatto impennare le vendite di scacchiere e di ragazzi che vogliono imparare a giocare e che ha fatto conoscere al grande pubblico la splendida candidata anche per il cinema nella sua rivisitazione di Emma di Jane Austin.

‘Nomadland’ di Chloé Zhao è il Leone d’oro di Venezia 77


Il cinema senza grande schermo: puntiamo su Nomadland e Borat 2

Per il cinema è l’anno più difficile, l’abbiamo detto e ridetto inutile ritornarci ancora, dei dieci film candidati (come miglior film drammatico e come miglior commedia) cinque sono usciti direttamente sulle piattaforme e cinque sono “pending”, formula tecnica che significa che aspettano una data di uscita nelle sale. Due di questi dieci titoli, uno per categoria,  secondo gli esperti (e anche secondo noi) risultano i “frontrunner”, altro termine tutto americano per dire i capofila in questa corsa alla statuetta. Sono il bellissimo film di Chloé Zhao Nomadland, già vincitore del Leone d’oro, e la commedia surreale e molto intelligente di Sacha Baron Cohen Borat 2. Il primo racconta il mondo dei nomadi, viaggiatori per scelta che sui loro camper o van attrezzati attraversano il Paese trovando lavori temporanei, comunità viaggianti che si ritrovano attorno a un fuoco o a un mercatino del baratto, mentre il secondo è il sequel del film del 2007 che aveva fatto infuriare il Paese kazako ma gli aveva anche dato notorietà. Tra fiction e documentario (alcune sequenze tra cui una memorabile con protagonista Rudolph Giuliani che hanno fatto esplodere uno scandalo) Cohen striglia il suo Paese ancora sotto il giogo di Donal Trump.

Che attrici… e non c’è Meryl Streep

In un’annata che non prevede Meryl Streep candidata (snobbata nella sua performance musical in The Prom) ci sono performance molto interessanti sul fronte femminile ed è veramente difficile capire chi la spunterà. Tra le protagoniste ci sono Maria Bakalova (attrice bulgara che interpreta la figlia di Borat); Michelle Pfeiffer (French Exit); Anya Taylor-Joy (Emma); Kate Hudson (Music) e Rosamund Pike, geniale e senza scrupoli tutrice legale di vecchietti in case di riposo nel thriller, commedia nera I Care a Lot. (Noi tifiamo per lei). Sul fronte drammatico la splendida Viola Davis nel ruolo della mamma del blues in Ma Rainey’s Black Bottom; Andra Day è un’altra voce nera, quella di Billie Holiday nel biopic che racconta la persecuzione dell’FBI nei confronti della cantante di Strange Fruit, Vanessa Kirby già Coppa Volpi per Pieces of a Woman; Frances McDormand la vedova nomade Fern nel film di Zhao e Carey Mulligan in Una donna promettente.

Una statuetta postuma per la Pantera nera che qui suona il blues

Favorito anche per la sua tragica fine è Chadwick Boseman, ex Black Panther Marvel che nel film Ma Rainey’s Black Bottom interpreta il rivale artistico di Ma Rainey, il trombettista Levee, un talento puro ma un carattere difficile anche a causa della violenza subita. Una interpretazione intensa che potrebbe valergli un riconoscimento postumo. Gli altri sono Riz Ahmed (Sound of Metal); Anthony Hopkins (The Father); Gary Oldman (Mank); Tahar Rahim (The Mauritanian). Sul fronte commedia favorit è invece Sacha Baron Cohen (Borat 2) rispetto a a James Corden (The Prom), Lin-Manuel Miranda (Hamilton), Dev Patel (La vita straordinaria di David Copperfield) e Andy Samberg (Palm Springs).

Non solo Meryl Streep… chi è rimasto fuori. E i fan di Bridgerton si lamentano

Ormai nelle cinquine non ci sono e c’è poco da fare ma ricordiamo i grandi esclusi delle nomination. Non solo Meryl Streep, sul fronte cinematografico l’assenza che pesa di più è quella di Spike Lee il suo film sui soldati afroamericani in Vietnam Da 5 Bloods – Come fratelli. Stupisce la mancanza di Zendaya, un record per l’Emmy più giovane di sempre con Euphoria e nel film girato nel lockdown Malcolm e Marie. Una sommossa popolare tutta sui social naturalmente poi per l’esclusione tra le serie di Bridgerton, che ha polverizzato i record sulla piattaforma ma evidentemente non è entrata nel cuore dei membri della Hollywood Foreign Press.

La polemica sull’inclusione: nessun nero tra i membri

A poche ore dalla cerimonia c’è una polemica che ha scosso l’organizzazione dei Golden Globe. Con l’ashtag #TIMESUPGlobes e lo slogan “cosmetic fixes is not enough” (che si riferisce alla scelta di avere diversi presentatori afroamericani nello show) molte star della comunità nera ma non solo (Shonda Rhimes, Ava DuVernay ma anche Olivia Wilde e Ellen Barkin) hanno protestato nei confronti della Hollywood Foreign Press che tra i suoi membri non ha nessun nero. L’associazione ha risposto con un comunicato in cui ha dichiarato che lavoreranno per allargare la partecipazione a colleghi neri e di altri background non rappresentati. Vedremo che succederà.


fonte : repubblica.it