Cronaca

Governo, il voto di fiducia a Mario Draghi al Senato

“Questo governo conferma l’impegno di andare nella direzione” dell’inserimento nella Costituzione dei “concetti” di ambiente e sviluppo sostenibile su “cui sta lavorando il Senato con un progetto di legge”. E “confermo che il Parlamento sarà informato in modo adeguato e tempestivo sul complessivo programma e sulle politiche specifiche di intervento”. Mario Draghi inizia la sua replica in Senato alle 20.40, con il microfono spento. Le prime parole sfuggono all’emiciclo di Palazzo Madama e subito si avvicina Federico D’Incà, ministro dei rapporti con il Parlamento, nella veste di ‘microfonista’. “Scusate, devo ancora imparare…”, si giustifica il premier, prima di riprendere il suo intervento. Dallo sviluppo sostenibile al “rischio di perdere il patrimonio della cultura. Molto è stato fatto per assicurare ristori adeguati, ma serve fare molto di più. Il ritorno alla normalità deve riguardare anche la cultura. È imprescindibile per la crescita e il benessere del Paese”, ha sottolineato nella replica al Senato, spiegando che al G7 ci sarà una sessione di lavoro dedicata alla cultura. E poi il turismo: “Alcune imprese rischiano di non riaprire dopo la pandemia, ma non è questo il caso del turismo. Occorre investire in questo settore, quei soldi tornano indietro”. E ancora applausi e la risposta di Draghi: “Vi ringrazio per la stima ma questa stima occorrerà misurarla dai fatti dei risultati del governo da me presieduto”.

È stata una giornata storica per il neo presidente del Consiglio – in attesa del voto finale sulla fiducia al Senato – che oggi ha debuttato in Parlamento dove ha pronunciato a Palazzo Madama il suo discorso programmatico. Guerra alla pandemia e ricostruzione del Paese, “come nel dopoguerra”. Eccole le sfide di Mario Draghi premier. E dalla Lega al Pd, il governo dell’ex numero uno della Bce si avvia verso il record di consensi. C’è però da considerare l‘incognita dei dissidenti di M5S e il no annunciato di parte di Sinistra italiana, che potrebbe far scendere il consenso del governo sotto l’asticella di 281 senatori e 556 deputati, record fin qui detenuto dal governo Monti. Era il 17 novembre 2011. Terminata la seconda sanificazione, la seduta riprende con la replica del presidente Draghi e le dichiarazioni di voto. La prima chiama è in programma alle ore 23.

La replica di Draghi al Senato

Ambiente e sviluppo sostenibile, cultura, turismo perché “vanno messe in campo misure che permettano alle imprese del turismo di non fallire e ai lavoratori di non perdere livelli di reddito. Ma quello che bisogna impedire in questo periodo è che queste imprese falliscano perché si perde un capitale che è prima di tutto capitale umano”. E “il coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni”, così come quello “delle parti sociali” nelle “cose” che il governo vuole fare “non solo è indispensabile ma è essenziale”. Sono i temi affrontati da Mario Draghi durante la sua replica al Senato, iniziata dopo il lungo dibattito durato circa sette ore e prima delle dichiarazioni di voto. Altra questione, i migranti. Sui dossier migratori “la risposta più efficace e duratura passa per una piena assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni europee – spiega il premier nella replica in Aula al Senato – Permane la contrapposizione tra Stati di frontiera esterna, e Stati del Nord e dell’Est Europa, principalmente preoccupati di evitare i cosiddetti movimenti secondari. L’Italia, appoggiata anche da alcuni Paesi mediterranei, propone un meccanismo obbligatorio di re-distribuzione dei migranti pro-quota”. E osserva: “Senza riportare legalità e sicurezza non ci può essere crescita” sottolineando il rischio dell’infiltrazione della criminalità nella crisi di diversi settori. “I prefetti sono stati sensibilizzati sul rischio dell’inquinamento dell’economia. Serve un’azione di prevenzione e contrasto”.

Le dichiarazioni di voto

A prendere la parola durante le dichiarazioni di voto, la senatrice di Iv, Teresa Bellanova: “Le sue parole restituiscono e comprovano la ragione del nostro coraggio e della nostra scelta. Oggi crediamo che qui in quest’aula è finalmente evidente il motivo per cui un drappello di visionari riformisti ha avuto ragione, indicando i rischi dell’immobilismo e dell’assistenzialismo, tutti i limiti di un esecutivo che aveva affidato all’emergenza la sua principale, se non unica, ragione di esistenza”. Mentre il capogruppo di FdI, Luca Ciriani, conferma il ‘nò alla fiducia del suo gruppo. Lamenta parole “molto vaghe, addirittura sfuggenti” pronunciate dal premier Draghi, “nessuna risposta nel merito, come su immigrazione, sicurezza e giustizia, non è una scelta per ripicca o per spirito di contraddizione o chi scioccamente ha detto per scegliere la strada più facile. Al contrario, è la strada della coerenza verso noi stessi e degli elettori”, sottolinea in dichiarazione di voto sulla fiducia al Senato.

La senatrice di Leu, Loredana De Petris, nel suo intervento in Aula, a palazzo Madama spiega: “Abbiamo preso la decisione di sostenere e dare la fiducia al governo Draghi non solo per senso di responsabilità, rispondendo all’appello drammatico del capo dello Stato per uscire dalla pandemia, ma anche perché siamo qui a portare la sfida del cambiamento sulle nostre idee”. Il capogruppo del Pd a Palazzo Madama Andrea Marcucci lancia l’invito a “evitare polemiche” e “a parlare di più”. “Non ci nascondiamo che questa sfida sia particolarmente difficile da raggiungere, basta fare una veloce carrellata sui banchi del Governo in questa aula: vi siedono ministri che negli ultimi 20 anni sono stati su fronti diversi ed opposti. Ma non essere pronti oggi significherebbe sola una cosa: fallire – dice nella sua dichiarazione di voto – Per evitare le polemiche quotidiane, le distinzioni quotidiane, le sottolineature, le differenze, abbiamo una sola strada, parliamo, onorevoli colleghi, parliamo di più tra noi, creiamo una sorta di luogo di equilibrio, lo facciano i ministri, si faccia anche alla Camera ed in Senato”. “È necessario mettere in pratica un confronto serrato, giornaliero, i temi ‘divisivi’ vanno affrontati prima, bisogna parlarsi, confrontare le ricette e le soluzioni, prima di rivolgersi all’opinione pubblica. Lo si faccia, possibilmente, con una voce sola, quella del presidente del Consiglio, quando si arriva insieme ad una scelta, ad una decisione”. Marcucci conclude poi citando Piero Gobetti “Chi sa combattere è degno di libertà”. La capogruppo di Forza Italia, Anna Maria Bernini, osserva: “Noi di Forza Italia ci sentiamo un po’ nutrici del governo, incoraggiato sin dall’inizio da Berlusconi per uscire dalle secche dell’immobilismo del governo precedente” dice lodando la ‘resistenza’ del premier per aver superato “lo stress test” della lunga maratona al Senato. Forza Italia vota la fiducia all’esecutivo guidato da Draghi, una “fiducia consapevole e responsabile”, quindi giudica le parole del premier “un discorso serio, di verità, e anche empatico, ci ha emozionato. Lei troverà degli alleati leali e competenti in Forza Italia”, assicura Bernini.

È stato poi il turno del segretario leghista Matteo Salvini, che in dichiarazione di voto, ribadisce: “Noi ci siamo. La Lega c’è convintamente. Abbiamo scelto l’Italia, messo prima l’Italia degli interessi e dei litigi e delle beghe di partito: questo vuol dire ‘Prima gli italiani’. L’Europa è casa nostra, l’Europa che vogliamo è quella del benessere, della crescita, ma non quella dell’austerità, dei tagli alle scuole e agli ospedali, dei vincoli di bilancio…Noi vogliamo dare più forza all’Italia in Europa”. E poi torna ad attaccare gli esperti del coronavirus, come ha fatto nei giorni scorsi: “Sicuramente lei sarà d’accordo con noi sull’esigenza da parte del ministero della Salute di evitare presenze televisive orarie e quotidiane di virologi in cerca di fama che terrorizzano il popolo italiano. Non ne possiamo più”. E rivolgendosi al premier riconosce “il merito di aver portato serietà in quest’aula”. Il capogruppo 5 Stelle al Senato, Ettore Licheri, invece assicura: “Il nostro sì non sarà mai incondizionato. Sarà un sì vigile, mi azzardo a dire guardingo. Lei non dia mai per scontato il nostro sì. Perché noi le romperemo le scatole”. Alberto Balboni, senatore di Fdi, interrompe per denunciare “un fatto gravissimo. Durante la dichiarazione di voto del capogruppo di Fdi Ciriani, l’unico ad annunciare voto contrario alla fiducia, la Rai ha interrotto la diretta televisiva per mandare la pubblicità e ha censurato l’intervento. Una prova di regime, ci siamo perfettamente dentro”.

Il senatore del gruppo Misto Gianluigi Paragone si è rivolto a Draghi definendolo “un incappucciato della finanza. Lei insiste a definire l’euro irreversibile. Anche per la DDR il muro lo era ma non aveva fatto i conti con la disperazione della gente. Si può togliere il cappuccio presidente Draghi”, conclude Paragone che viene ripreso dalla presidente Casellati.

Il discorso di Draghi al Senato

In 53 minuti il premier Draghi emozionato, interrotto 21 volte dagli applausi, ha spiegato quello che sarà il suo impegno delineando i pilastri del suo programma nell’Aula del Senato. “Il Governo farà le riforme, ma affronterà anche l’emergenza”. Perché di fronte al “virus nemico di tutti, l’unità non è un’opzione ma un dovere per l’Italia”. Nel suo discorso, il premier descrive “un governo del Paese, senza aggettivi”, nato con “spirito repubblicano” nell’emergenza. Rinnega che il suo esecutivo sia frutto del “fallimento della politica”, ringrazia Giuseppe Conte e il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Ammette di non essere mai stato così emozionato. Cita Papa Francesco e Camillo Benso di Cavour. Indica, in un intervento ordinato per capitoli, sofferenze e priorità dell’Italia che dovrà uscire dalla pandemia. Toccando alcuni pilastri del suo programma: l’atlantismo e l’europeismo, una politica fiscale espansiva, l’ambiente, i vaccini e la scuola.

E ancora: sviluppo ambientale sostenibile, protezione del lavoro, riforme fiscali, della Pubblica amministrazione e della giustizia e un ancoraggio all’Europa e all’euro, che è irreversibile. Altro tema che sta a cuore al premier-banchiere è, appunto, la scuola: adeguare il calendario alle esigenze della pandemia e recuperare le ore di didattica in presenza perse. Non è mancato, poi, un lapsus sul numero delle terapie intensive e un momento di incertezza sul “galateo” istituzionale, quando ha chiesto ai funzionari quando fosse il momento di potersi sedere.

Draghi e il governo dei record

Il governo Draghi potrebbe diventare di diritto il più votato alle Camere della storia repubblicana. Il sostegno di quasi tutto l’arco costituzionale, con l’esclusione della sola Fratelli d’Italia e di Sinistra italiana, potrebbe costituire la più ampia maggioranza mai vista prima in Parlamento. Una maggioranza non politica, è stato detto, ma di salvezza nazionale, paragonabile come spirito a quella nata dopo la fine della Seconda guerra mondiale e frutto della resistenza, che unì forze poi avversarie come Dc e Pci.

 

Numeri alla mano, infatti, il governo guidato dall’ex presidente della Bce potrebbe superare anche quello altrettanto unitario guidato da Mario Monti (con 281 senatori e 556 deputati), nato dopo la crisi economica e finanziaria che portò lo spread a 500 punti (mentre ora quell’indicatore veleggia ben sotto i 100 punti). E stacca di gran lunga i precedenti governi guidati da un tecnico, quelli di Carlo Azeglio Ciampi, mentore dello stesso Draghi, e di Lamberto Dini. Se infatti Draghi ottenesse per il suo esecutivo il sostegno di Pd, Forza Italia, Iv, Leu e gruppi ‘minori’, oltre a M5s e Lega, il nuovo esecutivo avrebbe una maggioranza amplissima: almeno 288 sì al Senato (la maggioranza assoluta è fissata a quota 161), e oltre 580 alla Camera, sui 629 componenti attuali. Tuttavia sia alla Camera che al Senato c’è l’incognita dei ‘dissidentì M5s e Sinistra italiana, che potrebbe far scendere i numeri di 10-20 unità, mettendo a rischio il primato. Secondo a Draghi, in questa classifica, c’è il governo Monti e subito dopo il governo Andreotti IV, nato dopo mesi di dialogo con il Pci e come risposta unitaria dello Stato al rapimento di Aldo Moro.


fonte : repubblica.it