Cronaca

i pusher di Scampia ai tempi del Coronavirus

Da il Mattino di Napoli :

Hanno sfoderato cautela e senso civico, mostrandosi all’altezza della situazione. Hanno compreso la gravità del momento, non hanno violato le regole imposte dalla profilassi, indossando guanti e mascherina, usando gel igienizzante, con tanto di distanziamento personale. Eccoli i pusher di Scampia, nel pieno del lockdown. Immortalati mentre spacciavano hashish e cocaina, lì nelle piazze alle porte di Napoli, rimanendo fedeli agli appelli quotidiani. Distanza, igiene, protezione. Tre regole che hanno scandito la vita di tutti i napoletani tra marzo e aprile scorsi, che sono state rispettate con diligenza anche da pusher e vedette nei lunghi giorni del lockdown. Via Fratelli Cervi, via Baku, ma anche Secondigliano Vecchia, per non parlare delle zone del Berlingieri o del Monterosa. Sbucavano da sottoscala, bassi o ingressi secondari di edifici popolari, ben consapevoli dei rischi che stavano correndo. Non tanto per eventuali arresti e sequestri (rischi da sempre calcolati da parte dei pusher), ma per la possibilità di finire contagiati dal Covid, dopo aver incontrato decine di clienti, dopo aver scambiato soldi e merce con gente di tutti i tipi. Un rischio che ha spinto la camorra di Secondigliano, quella che fa leva attorno ai vertici dei «girati» (leggi Vinella grassi), a premunirsi, a organizzarsi, a rimanere ligi alle regole. 


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Indagini condotte dai pm anticamorra Maurizio De Marco e Vincenza Marra, sotto il coordinamento dell’aggiunto Rosa Volpe, carabinieri e polizia al lavoro, ci sono oltre cinquanta arresti per fatti di camorra, droga, armi e estorsioni. Una maxiretata firmata dal gip Linda D’Ancona, frutto di un’attività quotidiana di controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine. Ed è proprio dagli accertamenti più recenti che è emersa la cautela di pusher e vedette nei giorni tristi della pandemia. Droga e affari ai tempi del lockdown, proviamo a ripercorrere quanto emerge dai servizi di appostamento delle forze dell’ordine. La scena è questa e si è ripetuta più volte, all’insegna della più rigorosa profilassi: arriva l’acquirente, spunta il pusher che, oltre ad avere cappello con visiera di ordinanza (che da sempre consente di coprire parte del viso da eventuali sistemi di videosorveglianza), ha anche una mascherina all’altezza della bocca e del naso. Un travisamento completo, servito anche ad evitare contagi, specie se a contatto con una clientela fatta di tossici poco interessati al covid. E non è tutto. C’è chi ha usato il gel e chi ha indossato guanti di lattice, ma la precauzione imposta dai pusher ai loro clienti ha riguardato soprattutto gli scambi merce-droga. In che modo funzionavano? Ad un metro di distanza, come imposto a tutti i cittadini, il pusher poggiava la droga a terra o su un muretto, ricevendo nello stesso tempo in cambio i soldi. Movimenti rapidi, a scatti, in alcuni casi senza neanche pronunciare una parola. 
 

Ma chi sono i signori dello spaccio prima, durante e dopo il lockdown? Leggiamo le carte del blitz. Colpiti almeno tre gruppi criminali agli ordini del gruppo storico di via Vinella Grassi: oltre a Salvatore Petriccione, classe 1970, uno dei fondatori dei «girati» (prima contro gli alleati storici dei Di Lauro, nel 2007, poi contro gli Amato Pagano, nel 2011), arrestati Angelo e Alessio Angrisano, Nico e Vincenzo Grimaldi (entrambi nella zona di rione Berlingieri), oltre a Giuseppe Scarpellini (classe 1995), il cui gruppo era stato colpito anche lo scorso febbraio da un’altra inchiesta dello scorso febbraio; sotto i riflettori anche alcune donne, tra cui Lucia Aliotta, Anna Maria Amodio, Patrizia Carriola. Decisivo in questo scenario il ruolo di Salvatore Petriccione (che era già detenuto), che in questi anni avrebbe trasmesso i suoi ordini dal carcere per smussare frizioni tra i vari gruppi cresciuti all’ombra dei ragazzi del vicolo, quelli della Vinella grassi. 
  Ultimo aggiornamento: 23:59 [Fonte il Mattino di Napoli]


Fonte il Mattino di Napoli