Cronaca

Il senso di TikTok per la rivoluzione


La sera di San Valentino, fra le otto e le otto e un quarto, in Russia, migliaia, secondo alcuni addirittura milioni, di giovani sono scesi in strada con la torcia del telefonino accesa. Era il segnale convenuto: l’adesione ad una manifestazione che aveva per slogan la frase l’amore è più forte della paura. L’amore per la libertà è più forte della paura della repressione. Il flash mob era stato organizzato su TikTok che anche in Russia è il social network preferito dai giovani evidentemente. Fino a tre settimane fa anche lì c’erano solo video di scherzi, balletti e karaoke come da noi, poi qualcosa è cambiato. Da quando il dissidente Alexei Navalny è tornato a Mosca ed è stato subito imprigionato, il social dei video buffi è diventato uno strumento di resistenza e mobilitazione. Nei giorni scorsi i video degli studenti che levano i ritratti del presidente Putin dalle aule, o che stracciano il passaporto o ancora che danno consigli ai manifestanti su come non farsi arrestare, avevano già totalizzato decine di milioni di views. Molti erano certi che Putin avrebbe ordinato la chiusura di TikTok invece il governo per ora ha scelto una strada diversa: prima ha letteralmente comprato degli influencer per far far loro dei video in cui invitano i giovani a non partecipare alla manifestazioni (25 dollari per video la tariffa media); poi ha aperto diversi profili istituzionali postando video per screditare Navalny. 

 

Nessuna di queste due mosse ha avuto successo.  Ma chiudere TikTok finora deve essere parsa una scelta complicata da gestire: in Russia la app cinese è stata scaricata quasi 100 milioni di volte, e si contano 20 milioni di  utenti attivi; complessivamente i video che citano Navalny sono stati visti quasi due miliardi di volte. Tra l’altro Navalny non ha un profilo su TikTok, ma usa Instagram, dove è seguito da quasi cinque milioni di persone (e dove ieri alcuni video che denunciavano l’ennesimo caso di corruzione sono stati rimossi su richiesta del governo russo). Ma i giovani hanno scelto TikTok quale strumento preferito per esprimersi. Era già accaduto nei mesi scorsi negli Stati Uniti quando imponenti manifestazioni antirazziste erano state organizzate in molti stati usando TikTok. Così come dieci anni fa si usavano Twitter e Facebook che oggi sembrano appunto, oggetti del passato. 

 

Ora, bisogna stare attenti a non cedere al romanticismo, a credere che i video che sfottono Putin – accusato da Navalny di essersi costruito una reggia sul Mar Nero – possano innescare da soli una nuova rivoluzione russa. Ma intanto questo va notato: TiKTok è il social del momento, non solo perché è divertente, perché ti fa esprimere in modo creativo e perché consente anche a chi non ha tanti follower di fare un video con milioni di views; ma perché se a un certo punto devi dire qualcosa di importante, se scegli di batterti per un principio, se decidi di fare un video sapendo che può costarti l’arresto, è questo posto dove scegli di farlo.


fonte : repubblica.it