Cronaca

La mamma di Daniela Molinari ha deciso di aiutarla: “Farà il prelievo per mappare la malattia genetica”

Alla fine gli appelli lanciati hanno sortito l’effetto sperato: la madre biologica di Daniela Molinari – la 48enne infermiera milanese che era stata abbandonata subito dopo la nascita all’orfanotrofio comasco delle suore di Rebbio e oggi sta lottando contro il cancro – ha accettato di aiutarla.

“Ho ricevuto una comunicazione dal Tribunale per i minorenni in cui si diceva che lei si sarebbe sottoposta al prelievo di sangue ieri, lunedì 3 maggio, mentre il mio è fissato per giovedì 6 maggio – spiega la diretta interessata – Questo non è ovviamente un punto d’arrivo, ma di partenza. Ora inizia la scalata della terapia, ma dopo mesi di ricerche per trovare la donna che mi ha partorito questo è un primo importante traguardo”.

La mappatura genetica di uno dei genitori è infatti fondamentale per dare il via alla terapia sperimentale che i medici di Daniela hanno intenzione di utilizzare, dato che la malattia della donna resiste alle cure tradizionali.

 

 

La ricerca della madre grazie al Tribunale per i minorenni

La madre – rintracciata dalla Procura per i minorenni di Milano grazie all’atto di nascita di Daniela Molinari inserito nella cartella clinica custodita negli archivi dell’ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia (nel Comasco) – si era in un primo tempo rifiutata di collaborare.

Molinari, che ha due figlie (una delle quali di appena nove anni), aveva definito quella presa di posizione “incomprensibile e troppo rigida” e sui social network erano piovute feroci critiche su quella donna che nel 1973, all’epoca del parto, aveva scelto di non far trascrivere il proprio nome nei documenti, chiedendo inoltre di cancellare tutti i dati sanitari, come all’epoca era lecito fare.

 

Sembrava assolutamente irremovibile: non voleva rivangare il passato, nemmeno per dare una chance di sopravvivenza in più alla figlia abbandonata tanto tempo prima. Poi è arrivato il via libera.

“Lei ha il diritto all’anonimato e quindi ovviamente non conosco i dettagli della sua storia, ma mi hanno detto che finora non aveva accettato di farsi avanti per una duplice motivazione: innanzi tutto la gravidanza era maturata in un contesto molto problematico e doloroso e poi la sua attuale famiglia non sapeva nulla di quella parte del suo passato – continua Molinari – Credo però non abbia retto alla pressione dei continui appelli che le ho rivolto tramite i giornali e le televisioni. Probabilmente ha capito che non mi sarei mai fermata e che per me il suo aiuto è davvero fondamentale”.

Nonostante la buona notizia, per Daniela, che combatte con un tumore sviluppatosi prima al seno e poi esteso con metastasi ai linfonodi, questo periodo è molto difficile: “Posso capire il dolore della mia madre biologica perché lo sto provando anch’io – sottolinea – Chi non ha mai vissuto un’esperienza del genere non può comprendere fino in fondo. A un’analisi fredda e razionale, non dovrebbe forse importarmi nulla di una donna che non ho mai conosciuto, ma emotivamente non è affatto così”.

Madre e figlia non si incroceranno – Daniela l’aveva ripetuto in tutti i suoi numerosi appelli: “Non voglio incontrarla, può rimanere anonima. Mi basta che si sottoponga al prelievo” – ma le emozioni in gioco sono comunque molto forti.

Ora l’infermiera si augura che “la terapia abbia successo, ma anche che la mia vicenda possa dare un impulso al cambiamento di una legge che continuo a ritenere assurda e sbagliata – conclude – Non ha senso che il diritto alla privacy di una persona venga prima del diritto alla vita di un’altra. In questo momento devo pensare a guarire, per me e per i miei familiari, ma sono pronta a portare la mia testimonianza e a dare ogni contributo possibile in questo senso”.


fonte : repubblica.it