Cronaca

M5S su Draghi: Di Maio tace e Crimi propone voto su Rousseau

Cresce sempre di più la tensione nel M5S. Prima con lo schieramento anti-Renzi che si è opposto a una possibile riapertura al leader Iv nella maggioranza dopo le dimissioni di Conte. Ora su Mario Draghi i gruppi pentastellati rischiano di spaccarsi. Il capo politico Vito Crimi, che ufficialmente chiude a un eventuale governo presieduto dall’ex numero uno della Bce, nel corso di una assemblea dei gruppi online non esclude un voto su Rousseau. L’idea è di lasciare la scelta alla base del Movimento. “Quella del voto su Rousseau è una ipotesi da non trascurare – ha detto Crimi ai gruppi cinqueselle – Ovviamente dico ipotesi perchè dobbiamo aspettare che prima ci sia un contenuto reale da sottoporre, votare su una persona soltanto mi sembra riduttivo”. Inoltre, un voto su Rousseau potrebbe rivelarsi più complicato del previsto visto che i rapporti tra il M5S e Davide Casaleggio sono ai minimi termini. Crimi ha poi sottolineato la lealtà di Pd e Leu, “contrariamente a Renzi”. Per questo il M5S parteciperà all’incontro in videoconferenza chiesto da Nicola Zingaretti e previsto alle 19. “Oggi incontriamo le delegazioni di Pd e Leu per ascoltare le loro posizioni e per confrontarci, anche allo scopo di non disperdere il patrimonio acquisito, sul quale abbiamo avviato un percorso in questo ultimo anno e mezzo”, ha aggiunto Crimi.

“Ringrazio il presidente Mattarella per aver cercato di consentire la nascita di un governo politico, concedendo gli spazi e gli strumenti opportuni affinché ogni forza parlamentare potesse agire nell’interesse del Paese, con senso di responsabilità – ha commentato poi il capo politico 5S- Purtroppo non è stato possibile. Qualcuno ha deciso di anteporre i propri interessi, la ricerca delle poltrone, a quelli dei cittadini. Il capo dello Stato ha dovuto dunque prendere atto della situazione e intraprendere la strada più impervia, quella di un governo tecnico. Una tale tipologia di esecutivi è già stata adottata in passato, con conseguenze estremamente negative per i cittadini italiani. Il Movimento 5 Stelle, già durante le consultazioni, aveva rappresentato che l’unico governo possibile sarebbe stato un governo politico. Pertanto non voterà per la nascita di un governo tecnico presieduto da Mario Draghi”, ha concluso, dettando così la linea del movimento. Non da tutti condivisa però.

Tanti i no a Draghi già arrivati, anche da esponenti di spicco come lo stesso Crimi, Riccardo Fraccaro, Paola Taverna e l’ex deputato Alessandro Di Battista, che per primo ha messo nero su bianco il suo stop. “Ribadiamo che non voteremo un governo tecnico guidato da Mario Draghi. A questo punto, riteniamo che l’unica strada giusta sia quella delle elezioni anticipate. I cittadini devono poter scegliere chi dovrà risollevare le sorti di questo nostro Paese. Noi siamo pronti”, ha scritto su Facebook Paola Taverna. A favore di un governo politico anche il ministro per lo Sviluppo Economico uscente, Stefano Patuanelli: “Noi siamo una Repubblica parlamentare, dobbiamo continuare a fare politica per il bene del Paese e per questo ci serve un governo politico. Mattarella è stato molto chiaro, lo spettro delle elezioni è reale. Quindi calma e sangue freddo, senza di noi non può esserci un governo perché siamo il gruppo più numeroso in Parlamento e noi riteniamo serva un governo politico”.

Restare compatti e leali a Conte sarebbe la posizione anche di Beppe Grillo, espressa ad alcuni big del M5S che lo hanno sentito in queste ore. Il garante del Movimento, viene spiegato, avrebbe approvato la linea indicata dal capo politico Vito Crimi, ovvero nessun sostegno a un governo tecnico presieduto da Draghi.

Contrario a Draghi, come accennato, anche Di Battista. “Quel che penso è che il governo Draghi lo debbano votare, semmai i rappresentanti dell’establishment. Lo voti la Meloni che ha già detto sì, in passato, a governi tecnici e a leggi Fornero. Lo voti mezzo Pd che ha lavorato incessantemente per buttare giù Conte. Lo voti Salvini, ennesimo pezzo di arredamento del “sistema” mascherato. Lo voti Renzi, mero esecutore di ordini altrui. Lo voti FI – ha scritto in un articolo su Tpi.it Di Battista – Ostacolare l’approdo di Draghi a Palazzo Chigi nulla ha a che vedere con la lotta tra europeismo ed anti-europeismo, ha a che fare con la contesa tra Politica e finanza”.

Tra i big l’unico sibillino è il viceministro uscente Stefano Buffagni, che tuttavia dovrebbe allinearsi alla volontà della maggioranza pentastellata: “Mario Draghi ha un profilo inattaccabile, nulla da dire. Così come nessuno può dir nulla sulle competenze di Giuseppe Conte“, ha spiegato all’Adnkronos. Per il deputato Giorgio Trizzino “sarebbe da irresponsabili” sottrarsi “all’appello alla responsabilità che è stato rivolto dal capo dello Stato a tutte le forze politiche”. Ma se Draghi otterrà l’incarico, scrive su Fb il medico siciliano, “il suo governo dovrà rappresentare le forze politiche che lo sosterranno ed essere composto da ‘ministri politicì e rappresentativi in linea di continuità con la precedente esperienza”.

Pro Draghi si schiera anche deputato Sergio Battelli: “Ho condiviso il discorso di Mattarella. Ho sentito parlare di tagli, macelleria sociale, lacrime e sangue. Questo non è il governo Monti, qua c’è la possibilità di spendere. Vorrei proprio sapere chi ha detto ai nostri vertici che ci sono i numeri per un governo politico. E voglio sapere che vuol fare Conte”.

Intanto, la ex maggioranza prova ad andare avanti insieme. Come osserva il segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Non bisogna perdere la forza e le potenzialità di una alleanza con il Movimento 5 Stelle e con Leu basata su proposte comuni sul futuro dell’Italia. Per affrontare questi temi chiederemo nelle prossime ore un incontro con i 5S e Leu”. E aggiunge: “Con l’incarico a Mario Draghi si apre una fase nuova che può portare il Paese fuori dall’incertezza creata da una crisi irresponsabile e assurda. Siamo pronti a contribuire con le nostre idee a questa sfida per fermare la pandemia, per concludere la campagna vaccinale, per un nuovo modello di sviluppo basato sulla sostenibilità ambientale e sociale, sulla difesa e sul rilancio di una forte collocazione europeista dell’Italia, che in questi mesi abbiamo riconquistato. Bisogna puntare a una fase di investimenti e crescita, ora possibile con il Next Generation Eu, attenta all’inclusione e ai diritti delle persone, per realizzare le riforme istituzionali di cui il Paese ha urgente bisogno. Ancora una volta – conclude Zingaretti – è il tempo di un nostro protagonismo per mettere in campo i contenuti e una visione chiara”.


fonte : repubblica.it