Cronaca

Myanmar, il Papa auspica che i “leader politici” imprigionati “siano prontamente liberati”


Città del Vaticano – Parla a lungo del colpo di stato militare in Myanmar che, con l’arresto alcuni giorni fa di Aung San Suu Kyi, la principale leader politica del Paese, e di gran parte dei membri del suo governo, “ha bruscamente interrotto il cammino verso la democrazia intrapreso negli ultimi anni”. Auspica che i “leader politici” imprigionati “siano prontamente liberati, quale segno di incoraggiamento a un dialogo sincero per il bene del Paese” perché d’altronde, “come affermava Pio XII nel suo memorabile Radiomessaggio del Natale 1944”, in democrazia è diritto dei cittadini “esprimere il proprio parere sui doveri e i sacrifici che gli vengono imposti” e non essere costretti “ad ubbidire” senza essere stati ascoltati.

Papa Francesco apre nell’Aula delle Benedizioni in Vaticano l’annuale udienza ai membri del corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede per la presentazione degli auguri per il nuovo anno e ricorda le preoccupazioni della Chiesa per le varie crisi politiche e umanitarie nel mondo, con una lunga riflessione sulle criticità aumentate dalla pandemia, crisi sanitarie, ambientali, economiche e sociali, politiche.

Le parole di Pio XII citate da Francesco suonano come una lezione per i generali putschisti coi quali, durante il viaggio del novembre del 2017, aveva avuto un lungo colloquio dedicato alle sofferenze delle minoranze del Paese, fra queste i Rohingya, costretti a cercare rifugio in Bangladesh. “La democrazia – diceva Pio XII – si basa sul rispetto reciproco, sulla possibilità di tutti di concorrere al bene della società e sulla considerazione che opinioni differenti non solo non minano il potere e la sicurezza degli Stati, ma, in un confronto onesto, arricchiscono vicendevolmente e consentono di trovare soluzioni più adeguate ai problemi da affrontare. Il processo democratico richiede che si persegua un cammino di dialogo inclusivo, pacifico, costruttivo e rispettoso fra tutte le componenti della società civile in ogni città e nazione”.

Per Francesco lo sviluppo di una coscienza democratica esige “che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto. Il diritto è infatti il presupposto indispensabile per l’esercizio di ogni potere e deve essere garantito dagli organi preposti indipendentemente dagli interessi politici dominanti”.

 

Come vorrei che nel 2021 finisse guerra in Siria

L’udienza avviene nell’Aula delle Benedizioni per garantire il distanziamento fra i preseti. Il virus, dice il Papa, “non conosce barriere né può essere facilmente isolato”. “Sconfiggerlo è perciò una responsabilità che chiama in causa ciascuno di noi personalmente, come pure i nostri Paesi”. Il Papa riconosce lo sforzo per arrivare ai vaccini e a cure sicure contro il Covid-19. Ma chiede che “vadano a beneficio di tutta quanta l’umanità”. Sarebbe fatale “riporre la fiducia solo nel vaccino, quasi fosse una panacea che esime dal costante impegno del singolo per la salute propria e altrui. La pandemia ci ha mostrato che nessuno è un’isola, evocando la celebre espressione del poeta inglese John Donne, e che ‘la morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità’”.

Fra le varie criticità elencate il Papa parla della Siria dicendo: “Come vorrei che il 2021 fosse l’anno in cui si scrivesse finalmente la parola fine al conflitto siriano, iniziato ormai dieci anni fa!”. Francesco dice che “perchè ciò accada è necessario un rinnovato interesse anche da parte della Comunità internazionale ad affrontare con sincerità e con coraggio le cause del conflitto e a ricercare soluzioni attraverso le quali tutti, indipendentemente dall’appartenenza etnica e religiosa, possano contribuire come cittadini al futuro del Paese”.

 

Pace in Terra Santa, Libano, Libia, Centrafrica

“Il mio auspicio di pace va ovviamente alla Terra Santa”, dice ancora il Papa. “La fiducia reciproca fra Israeliani e Palestinesi dev’essere la base per un rinnovato e risolutivo dialogo diretto tra le Parti per risolvere un conflitto che perdura da troppo tempo. Invito la Comunità internazionale a sostenere e a facilitare tale dialogo diretto, senza pretendere di dettare soluzioni che non abbiano come orizzonte il bene di tutti. Palestinesi e Israeliani – ne sono certo – nutrono entrambi il desiderio di poter vivere in pace”, osserva. Il Pontefice, nel suo ampio discorso auspica pace e stabilità in Libano, in Libia, in Centrafrica e nelle varie situazioni di tensione in America Latina. “Il mio pensiero va pure allo Yemen e all’amata Siria, dove, oltre ad altre gravi emergenze, l’insicurezza alimentare affligge gran parte della popolazione e i bambini sono stremati dalla malnutrizione”, dice ancora.

 

Covid, no alla logica del profitto

Francesco dedica una lunga parte del suo discorso alla pandemia “che ci ha rimesso potentemente dinanzi a due dimensioni ineludibili dell’esistenza umana: la malattia e la morte”. E ricorda, per questo, “il valore della vita, di ogni singola vita umana e della sua dignità, in ogni istante del suo itinerario terreno, dal concepimento nel grembo materno fino alla sua fine naturale”. Purtroppo, dice, “duole constatare che, con il pretesto di garantire presunti diritti soggettivi, un numero crescente di legislazioni nel mondo appare allontanarsi dal dovere imprescindibile di tutelare la vita umana in ogni sua fase”.

E rinnova il suo appello affinché ad ogni persona umana “siano offerte le cure e l’assistenza di cui abbisogna. A tal fine, è indispensabile che quanti hanno responsabilità politiche e di governo si adoperino per favorire innanzitutto l’accesso universale all’assistenza sanitaria di base, incentivando pure la creazione di presidi medici locali e di strutture sanitarie confacenti alle reali esigenze della popolazione, nonché la disponibilità di terapie e farmaci”. Non può essere infatti “la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura”. A tal proposito Francesco cita il poeta inglese John Donne per il quale “la morte di qualsiasi uomo mi sminuisce, perché io sono parte dell’umanità”.

 

Crisi ambientali, nuove soluzioni a Glasgow

La malattia non è solo dell’uomo ma anche dell’ambiente. Per Francesco è proprio la pandemia a mostrare quanto la Terra “sia fragile e bisognosa di cure”. Oltre a una crisi sanitaria è in atto una “crisi ecologica causata da un indiscriminato sfruttamento delle risorse naturali”. Quest’ultima “ha una dimensione molto più complessa e permanente, e richiede soluzioni condivise di lungo periodo”. In realtà, continua Francesco, “gli impatti del cambiamento climatico, siano essi diretti, quali gli eventi atmosferici estremi come alluvioni e siccità, oppure indiretti, come la malnutrizione o le malattie respiratorie, sono spesso gravidi di conseguenze che permangono per molto tempo”. La risoluzione di queste crisi “richiede una collaborazione internazionale per la cura della nostra casa comune”. Per questo Francesco si augura ce si trovino nella prossima Conferenza delle Nazioni Unite sul clima prevista a Glasgow nel novembre prossimo, “un’intesa efficace per affrontare le conseguenze del cambiamento climatico”. È questo “il tempo di agire, poiché possiamo già toccare con mano gli effetti di una protratta inazione”.

Il Papa cita direttamente i problemi ambientali presenti nel mondo: le numerose piccole isole dell’Oceano Pacifico che rischiano gradualmente di scomparire, le inondazioni nel sud-est asiatico, specialmente in Vietnam e nelle Filippine, il progressivo riscaldamento della Terra che ha causato devastanti incendi in Australia e in California, l’insicurezza alimentare che nel corso dell’ultimo anno ha colpito particolarmente il Burkina Faso, il Mali e il Niger, con milioni di persone che soffrono la fame, la situazione in Sud Sudan dove si corre il rischio di una carestia e dove peraltro persiste una grave emergenza umanitaria.

 

Economia, serve una rivoluzione copernicana

Francesco ricorda anche la crisi economica presente a causa del Covid e che “ha messo in evidenza un altro morbo che colpisce il nostro tempo: quello di un’economia basata sullo sfruttamento e sullo scarto sia delle persone sia delle risorse naturali”. Ci si è dimenticati troppo spesso “della solidarietà e degli altri valori che consentono all’economia di essere al servizio dello sviluppo umano integrale, anziché di interessi particolari, e si è persa di vista la valenza sociale dell’attività economica e la destinazione universale dei beni e delle risorse”. Per questo Bergoglio chiede “una sorta di ‘nuova rivoluzione copernicana’ che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa.

Il Papa elogia l’impegno dell’Unione Europea e dei suoi Stati membri, “che pur tra le difficoltà, hanno saputo mostrare che si può lavorare con impegno per raggiungere compromessi soddisfacenti a vantaggio di tutti i cittadini”. “Lo stanziamento proposto dal piano Next Generation EU rappresenta un significativo esempio di come la collaborazione e la condivisione delle risorse in spirito di solidarietà siano non solo obiettivi auspicabili, ma realmente accessibili”.

 

Rinnovare impegno tutela profughi,rinegoziare patto Ue

“Dalla Seconda guerra mondiale il mondo non aveva ancora assistito a un aumento così drammatico del numero di rifugiati, come quello che vediamo oggi”, denuncia Francesco incontrando il Corpo diplomatico. “È pertanto urgente – afferma – che si rinnovi l’impegno per la loro protezione, come pure per quella degli sfollati interni e di tutte le persone vulnerabili costrette a fuggire dalla persecuzione, dalla violenza, dai conflitti e dalle guerre”. A questo proposito, “nonostante gli importanti sforzi compiuti dalle Nazioni Unite nella ricerca di soluzioni e proposte concrete per affrontare in modo coerente il problema degli sfollamenti forzati, la Santa Sede esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo”. “Mi riferisco anzitutto all’area centrale del Sahel, dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte”, aggiunge. Il Pontefice sottolinea “con interesse la negoziazione del Nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo, pur osservando che politiche e meccanismi concreti non funzioneranno se non saranno sostenuti dalla necessaria volontà politica e dall’impegno di tutte le parti in causa, compresi la società civile e i migranti stessi”.


fonte : repubblica.it