Cronaca

«Non dovete avere paura», l’appello social da Napoli dei ristoratori cinesi: catena di adesioni di Facebook

«Per favore non abbiate paura e fidatevi di noi». Sofia ci ha pensato un po’ prima di pubblicare queste parole in una lettera sulla pagina facebook del suo ristorante cinese che, da qualche tempo, ha registrato un calo nella clientela. La proprietaria di Nagoya, un locale al Vomero, gestito insieme a Davide suo marito, ha deciso di scrivere ai suoi clienti.

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«Vivo in Italia da più di dieci anni e i genitori di mio marito, i suoi fratelli e le sorelle sono in Italia- fa sapere Sofia- qui ho anche dato alla luce bambini e i miei figli che hanno 10 e 8 anni, non sono mai stati in Cina, per noi l’Italia è una seconda casa». Nella lettera social, l’imprenditrice non nasconde le proprie paure e si confida riguardo la sua vita familiare per lanciare un messaggio fondamentale: «non ci allontanate”».«Il virus in Cina ha causato il panico anche tra noi e in questa fase siamo spaventati e prestiamo la massima attenzione ma noi non siamo mai usciti fuori dall’Italia e soprattutto il nostro cibo viene da fornitori italiani» conclude la donna che sente quasi di doversi giustificare per la tragedia che si è abbattuta sul suo popolo d’origine, scrivendo anche «posso solo chiedere scusa“. 
 

«Abbiamo registrato una perdita di clienti ma non c’è alcun motivo per non venire a mangiare come prima- spiega Davide, il marito di Sofia che vive in Italia da 10 anni e a Napoli da 6 – i nostri fornitori e gli alimenti che utilizziamo sono prodotti italiani ed è importante far sapere che non si può trasmettere il contagio con gli alimenti ma ancora più importante è far sapere che non abbiamo alcun prodotto che proviene dalla Cina».

La storia di Sofia e Davide non è la sola a descrivere la crisi che sta progressivamente investendo il comparto della ristorazione orientale ma, proprio i loro messaggi e la lettera social hanno provocato una reazione a catena inaspettata. Alcuni clienti hanno cominciato a pubblicare le loro foto seduti al tavolino del ristorante mentre mangiano cibo cinese per innescare una campagna di solidarietà via social e aiutare i due ristoratori. Anche la pagina facebook del ristorante, è stata inondata da foto e messaggi di affetto e amicizia.

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«Siamo di fronte a una nevrosi di massa dove i cinesi sono contrassegnati come untori e come se le loro attività, potessero creare problemi alla salute- spiega Claudio Basile, psicoterapeuta e psicologo clinico che ha promosso la catena social in favore di Sofia – siamo arrivati ai fenomeni di mixofobia e xenofobia, ma questo significa che abbiamo creato problemi maggiori rispetto alla quelli che li hanno fatti insorgere e dobbiamo per questo contrastarli anche via social». 

Ultimo aggiornamento: 21:12 [Fonte il Mattino di Napoli]


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