Cronaca

The dreamers, parliamo d’amore. Le coppie del cinema e i film diversamente romantici

Care lettrici e cari lettori, questa settimana riempiamo la cornice vuota di San Valentino di storie d’amore, quelle di film rimasti nell’immaginario ma anche di coppie iconiche che si sono incontrate, amate e qualche volta lasciate sul set. Domani debutta il podcast Lovers dedicato alle grandi storie d’amore del cinema. In questo numero c’è una lunga intervista a Gabriele Muccino per i vent’anni di L’ultimo bacio, l’amore per sempre secondo Pupi Avati e il suo commovente Lei mi parla ancora, tratto dal libro di Giuseppe Sgarbi, padre di Elisabetta e Vittorio e quello di Giuliano Montaldo e Vera Pescaroli, sessant’anni in simbiosi. Vi proponiamo una lista di film non convenzionali per celebrare la festa degli innamorati, articoli vintage a firma Natalia Aspesi, Irene Bignardi e Paolo D’Agostini. Convinte che l’amore sia la cura, come già scrivevamo a ottobre prima che le sale chiudessero di nuovo.

Buona lettura e buone visioni

Arianna Finos e Chiara Ugolini

Ecco i nostri Lovers: Bogart e Bacall, Tracy e Hepburn, Jolie e Pitt, Cruise e Kidman, Hudson e Garlington

In nostro nuovo podcast si chiama Lovers – Rapporto confidenziale sulle coppie del cinema, che parte sul nostro sito dal 12 febbraio.

Lovers – Rapporto confidenziale sugli amori del cinema. La nuova serie podcast


Il primo appuntamento, in tutto saranno cinque a cadenza quindicinale, è con Bogie e Baby, Humphrey Bogart e Lauren Bacall, poi seguiranno Spencer Tracy e Katharine Hepburn, Angelina Jolie e Brad Pitt, Tom Cruise e Nicole Kidman, Rock Hudson e Lee Garlington. Dalla prima scintilla alla fiamma “del peccato”, spesso sono state storie piene di ostacoli, consumate sotto i riflettori. Come suggerisce il sottotitolo, la passione genuina dei protagonisti è incorniciata nell’epoca e nella società in cui la storia si è consumata, le loro prese di posizione, il loro impegno politico o umanitario, un viaggio che parte nella Golden era di Hollywood e arriva all’oggi. Le storie sono accompagnate da materiali preziosi, testimonianze dei protagonisti – a partire da una splendida intervista a Lauren Bacall, e di chi li ha conosciuti da vicino, interviste, battute e scene famose, canzoni, discorsi ufficiali.

‘Acque del sud’ (1944) 

Abbiamo scelto di iniziare con la coppia Humphrey Bogart e Lauren Bacall, che nell’era dello star system fu “costruita” dal regista Howard Hawks. Betty Joan Perske fu disegnata come l’anti Bogart da contrapporre al duro del cinema in Acque del Sud. Contro ogni previsione lui, 44 anni e già sposato tre volte, e lei, 19enne al primo film, s’innamorarono e lottarono contro ogni ostacolo per stare insieme, cosa che sono riusciti a fare per qualche anno, prima che il divo morisse nel 1957. La barriera tra Katharine Hepburn e Spencer Tracy non fu la differenza d’età ma il fatto che lui era sposato (e padre di un bimbo sordo) e non divorziò mai. Le foto che li ritraggono sono solo quelle dei nove film fatti insieme, perché l’ufficialità fu sempre loro negata. Come per Bogart-Bacall, non fu colpo di fulmine: all’incontro lei lo guardò e disse “siamo bassini eh?”. La loro è stata una relazione lunga e nascosta, anche se tutti sapevano, durata fino alla morte di lui, poco dopo aver girato l’ultimo film insieme, Indovina chi viene a cena?.  

‘Indovina chi viene a cena?’ (1967) 

Poi c’è una storia vissuta nel segreto a Hollywood, negli anni Cinquanta. Una cortina che è calata solo quando Rock Hudson è morto e nella sua autobiografia, pubblicata postuma, rivelava che tra le persone che aveva più amato nella vita c’era il giovane Lee Garlington, un amore appassionato e clandestino in un’epoca in cui l’omosessualità era un tabu inaccettabile dall’opinione pubblica. Certo, Hudson ha avuto un compagno che gli è stato accanto fino alla morte, nel 1985. Ma, come per Rosabella, lo slittino di Quarto Potere, confidandosi con la giornalista che raccoglieva le sue memorie il divo ha confessato che uno dei più grandi amori di gioventù era quel giovane biondo, tre anni di relazione, nove di frequentazione, che non ha più visto.

Nicole Kidman e Tom Cruise a Venazia nel 1999 per la presentazione di ‘Eyes Wide Shut’ di Stanley Kubrick 

Con un bel salto temporale eccoci a Nicole Kidman e Tom Cruise: quintessenza della coppia spettacolare. Il divo impossibile ha preso a bordo della sua fuoriserie e sul set di Giorni di tuono una sconosciuta attrice australiana dalla massa di capelli rossi riccioluti. Sono stati una miniera d’oro per paparazzi e rotocalchi, fino a che l’amore si è incrinato sul set dell’ultimo film insieme, Eyes wide shut, alla corte del maestro Stanley Kubrick, ed è crollato sotto i colpi di Scientology. 

Angelina Jolie e Brad Pitt in Cambogia con i figli Maddox e Zahara 

È iniziato con uno scandaloso triangolo- è successo spesso a Hollywood – il sentimento tra Brad Pitt e Angelina Jolie, innescato dall’esplosiva performance nel fracassone Mr. e Mrs. Smith: una coppia e poi una famiglia che ha fatto sognare, che è diventata un marchio – Brangelina – ed è scoppiata quando papà Brad, ubriaco, ha schiaffeggiato il primogenito Maddox durante un volo interminabile. È seguito, come spesso succede, un divorzio sanguinoso. Ma prima delle carte bollate, un film presagio, By the sea, firmato da Angelina Jolie anche come regista.

Gabriele Muccino e il cast maschile de ‘L’ultimo bacio’ (2001) 

‘L’ultimo bacio’, Muccino: “Quante porte in faccia ho avuto per fare quel film”

Nel febbraio 2001 arrivava nei cinema italiani L’ultimo bacio, un film generazionale che segnò uno spartiacque nel cinema italiano, consacrando una schiera di giovani attori, da Giovanna Mezzogiorno a Stefano Accorsi, Pierfrancesco Favino, Claudio Santamaria, Giorgio Pasotti, Martina Stella, Marco Cocci, Sabrina Impacciatore, oltre a regalare una grande interpretazione a Stefania Sandrelli. Il racconto corale viene riproposto in occasione di San Valentino (il 14 febbraio su Sky insieme ad altri film del regista e on demand dal 28 febbraio). Ne abbiamo parlato con Gabriele Muccino, tra ricordi, aneddoti, rivelazioni. Qui l’integrale.

Quando è nata l’idea per L’ultimo bacio?
“Durante le riprese di Come me nessuno mai. Girando quel film in cui gli adulti non esistevano, c’erano solo i quindicenni. Io, allora trentenne, sentii un gap mostruoso tra me e loro. Mi sentii vecchio e quindi inquieto per l’idea di essermi allontanato così tanto e velocemente dal senso di infinito dei quindicenni. E quella crisi esistenziale, stavo anche diventando padre, cercai di convogliarla in un film. Quel disagio che provi quando capisci che hai paura di non fare le scelte più giuste per il tuo destino, in cui pensi che o scegli subito o sarà troppo tardi. Questo è il sentimento ricorrente nei protagonisti, questa urgenza di dover subito fare qualcosa che cambi il corso degli eventi perché altrimenti invecchieranno male come hanno visto fare ad altri prima di loro. E questa irrequietezza è l’anima del film. Il personaggio da Lolita di Martina Stella è esattamente l’esemplare di tutte le ragazze di Come te nessuno mai, che per me erano lontane ma in qualche modo vicine. Ho provato questo sentimento di malinconia di nostalgia e irrequietezza che ho spalmato sui personaggi, ciascuno di noi ha tante anime. Le mie paure, le mie ambizioni o forme di razionalità, gli aspetti del mio modo di vivere sono state divise negli otto personaggi. C’è quello che sfugge, Giorgio Pasotti, quello che è che si sposa e crede nel matrimonio, Favino, quello che non vuole diventare come il padre, Santamaria. C’è il personaggio di Accorsi che va dietro a una ragazza per sentirsi, per un attimo, ancora pieno di infinito per poi realizzare che quel tempo è finito. E quando torni indietro fai i conti col mondo a cui appartieni”.

Giovanna Mezzogiorno e Stefano Accorsi 

Un titolo proposto per San Valentino, anche se è un film per nulla idilliaco, piuttosto struggente.
“La tagline era ‘la storia di tutte le storie d’amore in realtà c’era la voglia di raccontare l’amore senza una visione ottimistica, nessuna voglia di ipocrisia di fronte alla difficoltà delle relazioni amorose, della complicazione del diventare adulti. Voleva dare un’immagine modesta e sincera della condizione anche mediocre di una serie di persone che non riuscivano a fare i conti con se stesse”.

Oltre al titolo anche gli attori avrebbero dovuto essere altri.
“È il film in cui ho avuto più rifiuti nella mia storia. Non solo di attori ma perfino il fonico con cui avevo fatto gli altri film che mi disse che aveva un altro progetto. Il direttore della fotografia Arnaldo Catinari che all’ultimo momento mi disse di no per fare un film con Aldo, Giovanni e Giacomo, gli attori che dovevano essere Kim Rossi Stuart e Claudia Pandolfi che mi dissero che non erano interessati. E quindi cercai un’altra coppia e pensai a Giovanna Mezzogiorno che avevo vista e ammirata moltissimo in Del perduto amore di Michele Placido. Giovanna stava con Stefano che avevo visto in Radiofreccia. Prendo loro due, che mi chiamano subito dopo aver letto il trattamento. Ma ancor prima di loro, la prima che capì quel film fu Stefania Sandrelli, che lesse il soggetto e capì che c’era qualcosa di importante, ancora più di me. Il resto poi si compose ma uno dei rifiuti più difficili da gestire fu quello dei finanziamenti pubblici, per un film corale e costoso fu una mazzata”.

A proposito di Stefania Sandrelli, c’è nel finale del film l’omaggio al ‘piedino’ che l’attrice fa al marinaio nel finale di ‘Divorzio all’italiana’ di Germi. Una delle tante citazioni che mette nei suoi film.

“La conoscenza del cinema italiano è un valore enorme. L’idea di fare un film su piccoli individui che potevano portare con sé un universo arriva dalla scuola Zavattini-De Sica che rivoluzionava l’idea della necessità di grandi storie macroscopiche. I film che mi illuminarono, Umberto D e Ladri di biciclette mi dissero che avrei potuto raccontare piccole storie di piccoli uomini che avrebbero però parlato a tanti. Quella fu la mia stella polare”.

Vent’anni fa, all’anteprima stampa romana del film si respirava l’idea di evento, di qualcosa di nuovo. E questo fu catturato e sancito da un bell’articolo di Curzio Maltese che lanciò il film non soltanto a livello cinematografico, ma come lettura della società italiana, l’idea generazione di eterni Peter Pan di cui si è poi parlato per anni.
“Il film restò in sala per sei mesi, ma il dibattito sociale investì l’intera società perché era come se in qualche modo avessi reinventato un modo di raccontare l’Italia a cui il pubblico era stato disabituato da anni. All’inizio dei Settanta si andò perdendo il rapporto tra autori e pubblico, il cinema diventò più ermetico, autarchico, snob e anche piccolo. Questo fece perdere affezione, fiducia dal pubblico italiano. L’ultimo bacio riportò in sala il pubblico per un film italiano che non fosse una commedia. Prima si vedevano solo i bei film di Troisi, Benigni, Verdone, poi Pieraccioni e Aldo, Giovanni e Giacomo”.

Pupi Avati con Alessandro Haber, Stefania Sandrelli e Renato Pozzetto sul set di ‘Lei mi parla ancora’ 

Pupi Avati e quella storia d’amore nella famiglia Sgarbi

Dal libro di Giuseppe Sgarbi, padre di Elisabetta e Vittorio, il film firmato da Pupi Avati Lei mi parla ancora su Sky. Si racconta dell’incontro tra un anziano che vive nel ricordo della moglie, con cui parla ancora, e un ghostwriter chiamato dalla figlia dell’uomo per raccogliere la storia d’amore durata sessant’anni. Protagonisti sono Renato Pozzetto, in una interpretazione toccante, e Fabrizio Gifuni: due generazioni a confronto sul rapporto di coppia, sull’amore che dura, sul tempo che passa. Leggi l’incontro con regista e cast. E la recensione di Roberto Nepoti.

Giuliano Montaldo e la moglie Vera Pescarolo 

Giuliano e Vera, sessant’anni in simbiosi

“L’incontro più importante della mia vita è stato con una signora che quando la vidi mi folgorò. Suo fratello, il produttore Leonardo Pescarolo mi aveva convocato in ufficio mi offrì un lavoro. Ma, colpo di scena, vidi Vera, un colpo di fulmine – dice Giuliano Montaldo – Vera è stata la mia forza e la mia fortuna. Ho dovuto corteggiarla a lungo, non mi sono mai tirato indietro””. Leggete l’intervista per i suoi 90 anni.
Tanti spunti cinematografici sono avvenuti con lei, grazie a lei – da Giordano Bruno dopo una sera a cena osservando la statua a Campo de’ Fiori o fermi a un autogrill davanti a uno sciopero per L’Industriale. Una donna capace di gestire ogni aspetto pratico di una produzione cinematografica in ogni angolo della  terra, una donna dalla pazienza infinita, capace di non fare una piega quando, la notte prima della scena del rogo di Giordano Bruno, Gian Maria Volontè irrompe nella stanza d’albergo della coppia “come potete dormire che domani mi bruciano?” e alla fine si addormenta nel lettone tra Vera e Giuliano. Sessant’anni insieme, tra foto e ricordi, tanto umorismo e una meravigliosa armonia, raccontati nella loro bellissima casa nel quartiere Prati, nel documentario Vera e Giuliano di Fabrizio Corallo che domenica 14 febbraio va in onda in anteprima assoluta su RaiPlay e Speciale Tg1.

‘Wall-e’, cartoon Pixar 

Dieci film “diversamente romantici” e dove trovarli

Un San Valentino cinematografico alternativo, niente cena al ristorante a lume di candela e neppure serata al buio della sala allora non resta che organizzarsi nel proprio salotto. Dieci film che sono tutti, in un modo o nell’altro, storie d’amore ma che non corrispondono ai canoni della commedia romantica tradizionale. Un modo diverso per celebrare la festa degli innamorati.
La regina d’Africa (1951) – il Cinema ritrovato fuori sala
Humphrey Bogart in versione ubriacone cinico, americano in Africa, Katharine Hepburn in quelli di una zitella inglese un po’ bigotta, finita in una missione insieme al fratello prete nel film avventura di John Huston. La prima guerra mondiale arriva fin laggiù, i tedeschi bruciano il villaggio e i due si ritrovano soli, sulla barca di lui (la regina d’Africa appunto) a navigare un fiume per raggiungere un grande lago e fare una folle impresa. Nel frattempo scatterà qualcosa fra questi esseri umani così diversi: Charlie e Susie.

Katharine Hepburn e Cary Grant in ‘Susanna!’ 

Susanna! (1938) –  Primevideo
Il grande maestro dell’era classica di Hollywood Howard Hawks firma un capolavoro di screwball comedy in cui i dialoghi brillanti si sposano perfettamente alle situazioni di comicità fisica di cui sia Katharine Hepburn (ancora lei) che Cary Grant sono esperti. Susan è una ricca ed eccentrica signorina, lui un goffo e fidanzatissimo paleontologo; la guerra dei sessi è piena di ritmo e spunti e la scena finale della ricostruzione dello scheletro di dinosauro vale la visione.
Harold e Maude (1971) – Primevideo 
Storia d’amore irrituale, intergenerazionale, figlia dell’atmosfera libertaria e fantasiosa degli anni Sessanta. Harold è un diciottenne ricchissimo, annoiato e con tendenze suicide, Maude è una arzilla quasi ottantenne vecchietta piena di energia e saggezza. I due si conoscono al funerale di uno sconosciuto per entrambi, quando Maude come è sua abitudine ruba un’auto, quella di Harold. Ne nasce un sentimento che porterà Harold verso la vita. Bellissima colonna sonora di Cat Stevens.
Wall-E (2008) –  Disney+
Un cuore batte dentro la lamiera dei robot cartoon se a disegnarli sono i maestri Pixar. Il piccolo e ormai obsoleto Wall-E, la cui missione è stoccare immondizia a cubetti nonostante il pianeta sia ormai un’immensa discarica a cielo aperto che il genere umano ha lasciato centinaia di anni prima, conosce Eve, affusolato robot ipertecnologico arrivato sulla terra per una ricognizione. La cura e la dedizione che Wall-E mette quando Eve si disattiva in attesa che la sua astronave venga a riprenderla è tra i corteggiamenti più romantici della storia del cinema.

‘Moonrise Kingdom’ di Wes Anderson 

Moonrise Kingdom – Una fuga d’amore (2012) – Timvision
Wes Anderson mette tutta la sua maestria di costruzione dell’inquadratura e di cura del dettaglio estetico a servizio del racconto dell’innamoramento di due dodicenni problematici. Susy non va d’accordo con le sue coetanee e ha problemi in famiglia, Sam è orfano e viene rimbalzato tra famiglie affidatarie e i servizi sociali. Durante un campeggio scout Sam abbandona il gruppo e organizza con Susy una fuga d’amore. Tutta la comunità (interpreti d’eccezione come Frances McDormand, Bill Murray, Bruce Willis, Edward Norton) si mobilita per ritrovarli, ma non arriverà prima che i due scoprano uno nell’altra l’anima gemella.
Primo amore (2004) – Netflix
È il primo successo di Matteo Garrone. Un amore malato, disturbato, rovinoso. È quello dell’orafo Vittorio (lo scrittore Vitaliano Trevisan che si presta ad un ruolo da orco) ossessionato dalle donne magre che plasma Sonia (la straordinaria Michela Cescon) secondo la sua visione folle e la costringe a perdere peso. E malato, disturbato e rovinoso è anche quello di Sonia che permette a Vittorio tutto questo. Un film duro e disturbante, un San Valentino decisamente alternativo. Per cuori forti.

Adam Driver, Scarlett Johansson e il piccolo Azhy Robertson in ‘Marriage story’ 

Storia di un matrimonio (2019) – Netflix
Sembrerebbe più un film sul divorzio che sul matrimonio perché racconta la separazione di Charlie e Nicole (Adam Driver e Scarlett Johansson), un regista e un’attrice che si sono amati per molti anni, in comune hanno un figlio e una compagnia teatrale ma fra loro le cose non funzionano più. Il film, che mescola toni da commedia e momenti drammatici e ha persino un paio di quadri musical, si ispira all’esperienza personale del regista Noah Baumbach che nel 2013 ha divorziato dall’attrice Jennifer Jason Leigh. E inizia con la descrizione di lui e lei da parte dell’altro; sono gli appunti che il mediatore che segue la loro separazione ha chiesto di buttare giù “per ricordarsi durante il difficile processo della separazione che c’è stato amore”.
Ruth & Alex – L’amore cerca casa (2014) – Netflix
Morgan Freeman e Diane Keaton, tenera e divertente coppia “agée” nella commedia di Richard Loncraine. Racconta pochi giorni nella vita di una coppia interraziale (“Ci siamo sposati quando era illegale in 30 stati” dice Keaton) che devono decidere se vendere il loro appartamento acquistato 40 anni fa quando Brooklyn non era ancora il quartiere di tendenza che è oggi. Tra situazioni divertenti, ricordi e considerazioni sulla vita prenderanno una decisione importante per il loro futuro.
Non è romantico? (2019) – Infinity e Netflix
La comica australiana Rebel Wilson è la protagonista della commedia romantica che prende in giro gli stereotipi da commedia romantica. Un’architetto batte la testa e la sua vita si trasforma in quello che odia di più: una commedia romantica dove il figo del momento (Liam Hemsworth) si innamora di lei, ma col quale non fa mai sesso perché – come da regola del genere – la scena salta subito al mattino dopo e tutte le parolacce vengono “bippate”. D’altronde a Natalie fin da piccola di fronte alla tv che dava Pretty Woman la mamma metteva le cose in chiaro: “l’amore non è una favola” e lei ora si trova intrappolata in una di quelle.

Meg Ryan e Billy Cristal in ‘Harry ti presento Sally’ 

Harry ti presento Sally (1989) – Sky e Now tv
La commedia di Rob Reiner è un classico ma l’amore arriva solo dopo anni e anni di battibecchi e solidarietà reciproca. In un party di fine anno Billy Crystal si dichiara a Meg Ryan: “Ti amo quando hai freddo e fuori ci sono 30 gradi. Ti amo quando ci metti un’ora ad ordinare un sandwich. Amo la ruga che ti si forma sul naso quando mi guardi come se fossi matto. Mi piace il fatto che dopo aver passato una giornata con te, possa ancora sentire il tuo profumo sui miei golf. E sono felice che tu sia l’ultima persona con la quale voglio parlare prima di addormentarmi la sera. Non è che mi senta solo, e non c’entra il fatto che sia Capodanno. Sono venuto qui stasera perché quando ti rendi conto che vuoi passare il resto della tua vita con una persona, vuoi che il resto della tua vita inizi il più presto possibile”.

Patrick Kennedy e Romola Garai in ‘Miss Marx’ 

Vintage: Aspesi e la posta del cuore, ‘Miss Marx’, ‘Love story’ e… ‘Sole, cuore e amore’

Per la sezione ripescaggi dall’immenso archivio di Repubblica questa settimana dedicata agli innamorati ecco le ultime puntate della rubrica di Natalia Aspesi Questioni (non solo) di cuore, in cui risponde alle lettere dei lettori. Sabato 13 febbraio in edicola con Repubblica la prima parte dei due volumi che raccolgono le lettere con una prefazione dell’autrice e una sezione tutta dedicata all’anno che abbiamo alle spalle. Poi la sua recensione del film di Susanna Nicchiarelli Miss Marx, presentato alla Mostra del cinema di Venezia e che al momento si può vedere noleggiando su Chili. Irene Bignardi ci racconta la vera storia dietro un classico del genere sentimentale Love Story, non solo la storia del libro dal cui film è tratto, ma le biografie vere a cui lo scrittore attinse, due suoi compagni di college destinati a diventare celebrità, infine chiudiamo con la recensione del film di Daniele Vicari, Sole cuore amore (su Raiplay e Prime Video) non una storia d’amore convenzionale ma la storia di un grande sacrificio. “Come la rima più difficile da fare nella poesia è “sole, cuore, amore” così è difficile al cinema raccontare il quotidiano” dice il regista. Leggi la recensione di Paolo D’Agostini

Altre pagine: le guide romantiche di New York Times, Hollywood Reporter e Variety

Oltre alla nostra guida vi proponiamo anche quella dei colleghi americani. Il New York Times ha chiesto ai suoi giornalisti culturali di scegliere il loro film preferito per l’occasione con scelte veramente curiose che siamo certi stupiranno anche voi. Hollywood Reporter fa il nostro stesso gioco e vi propone 11 storie romantiche alternative (abbiamo anche un paio di titoli in comune), mentre da Variety una lista scherzosa di regali e gadget ispirati al cinema.

Jack Lemmon e Shirley MacLaine 

Happy Ending: Irma e Nestore, un amore dolce

Il sorriso finale è dedicato all’allegria innocente della bella di notte Irma, una irresistibile Shirley MacLaine, nel film Irma la Dolce del 1963 di Billy Wilder, eccola in un brindisi con l’ex poliziotto irresistibile Jack Lemmon.

Buona settimana, buone visioni e… buon San Valentino
Arianna Finos e Chiara Ugolini
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fonte : repubblica.it